Feb

19

2010

Status:  Open
CATEGORIA:  Cultura dell’espresso


COME EVITARE DI BERE UNA "CIOFECA".

 

Mattina, ora di punta.

La giornata non decolla senza un buon caffè” – pensiamo – e ci infiliamo nel primo bar. Il locale è abbastanza affollato ma riusciamo comunque a raggiungere il bancone. Dall’altro lato, il barista armeggia con la macchina a quattro gruppi e sembra molto impegnato a tenere a mente le ordinazioni.  Tre normali, uno ristretto, due cappucci, un macchiato caldo.


Un espresso, per favore!” – chiediamo, aspettando il nostro turno. Quanto basta per capire che forse abbiamo sbagliato bar.

Il nostro sguardo si posa con orrore sulla lancia del vapore ricoperta da una “palla” di incrostazioni di epoca indecifrata. Il latte, appoggiato a fianco alla macchina, deve essere lì da un pezzo dato che il barista lo ignora e, dopo aver controllato il bricco d’acciaio, ritiene una buona idea scaldarne di nuovo il contenuto per la preparazione dei cappuccini. Il latte che viene versato nelle tazze è bollente, in compenso, aiutandosi con un cucchiaino, adorna i cappucci con la schiuma rimasta attaccata al fondo della lattiera.

 

Nel frattempo, con indifferenza, sgancia il braccio dal porta filtri e lo sbatte  sul cassetto raccogli fondi del banco bar senza nemmeno guardare se tutta la polvere della precedente estrazione è stata rimossa. Poi, con altrettanta disattenzione, con due scatti poco convinti ricava due dosi non corrette di polvere.

 

Sarà per la confusione ma non ne azzecca una. Una parte di macinato cade fuori, così con un altro scatto più deciso provvede a rimboccare il filtro. Una leggera pressione col tamper, giusto per livellare il tutto, rapido aggancio del braccio e… voilà, comincia l’erogazione.

Le due tazzine si riempiono in maniera inquietante.
Poche gocce di liquido scuro cominciano a fuoriuscire dai due beccucci con uno sforzo inaudito. Dopo oltre 30 secondi di estrazione il barista finalmente ottiene il livello desiderato e due tazzine di liquido con un grosso buco nella crema e un retrogusto di bruciato e di rancido che sarà difficile dimenticare.

Il cliente a fianco, a rapidi sorsi, ne manda giù il contenuto. È un po’ di fretta, ma non può non storcere il naso dal disgusto prima di scappar via dal locale.

 

Prego”. La “ciofeca” che il barista ci ha appena messo davanti ci guarda minacciosa. Ringraziando, la ignoriamo e filiamo via. Alla fine, poco meno di un euro di consumazione perduto e il nostro espresso, in fondo, possiamo berlo al bar di fronte.



BLOG TAGS:  Caffè EspressoFuori casa
COMMENTI:  2

Tutto questo è terribile, ma fa riflettere che il bar fosse comunque trafficato

nicola    06.04.2010

Caro Nicola, la sfida è tutta in quello che dici: far si che al "rito" dell'espresso si accompagni sempre il "piacere" della degustazione... Purtroppo a volte la location favorevole di un bar non stimola scelte di qualità coerenti verso i propri (numerosi) clienti! E' un paradosso che vorremmo per la nostra parte contribuire ad abbattere, attraverso la condivisione dei parametri irrinunciabili legati alla corretta preparazione di questo straordinario simbolo della cultura italiana.

Alberto - 7Gr.    06.04.2010

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